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Mirtrim
Mirtrim alias Davide (o il contrario)? Sedicenne in preda a "dubbi amletici tipici dei sedici, essere o non essere patetici", per citare Caparezza.
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sabato 27 dicembre 2008

Trasloco

mirtrim.wordpress.com

venerdì 26 dicembre 2008

Compiuta Donzella - VIII

Il cielo sopra il crepaccio diventò sempre più nuvoloso man mano che i tre mesi passavano. Compiuta notò che la natura la sbeffeggiava. Anzi, forse era lei ad aiutare la natura, risucchiando le tenebre e le nuvole dentro di sé. Ciò che il suo animo non voleva accogliere rimaneva nel mondo esterno, così la ragazza si rese conto di donare al paesaggio e al Fiore attorno a sè tutto ciò che il suo cuore non necessitava, depurando la natura del suo male.
Come il tempo non aveva aiutato sua madre, così il tempo fece rendere conto a Compiuta dell'impotenza di una donna nei confronti della società. Fatalmente, l'uomo aveva potere sulla donna, e il padre sulla figlia. Con il tempo la madre, inconsapevole di nuocere alla figlia, la spinse sempre più verso la resa, con la sua stessa rassegnazione. Il padre non si ricredette. Tutto era deciso, Compiuta, sotto continua pressione, non parlò. Il suo silenzio fu preso per assenso, e rivide l'ombra soltanto durante le nozze. Ah, i fasci di luce che entravano dalle vetrate colorate erano smorzati rispetto a quelli della cella che aveva potuto soltanto immaginare. Il crocifisso era fissato da centinaia di persone. Come era distante dall'intimità della sua cella!

giovedì 25 dicembre 2008

Compiuta Donzella - VII

Compiuta alzò lo sguardo al Sole, ma incontrò un fascio di luce riflettuto da una finestra. Come quel riflesso era un falso Sole, come anche la Luna brilla di luce riflessa, la sua vita le sembrava oscurata in confronto a come avrebbe dovuto essere. La sua riflessione venne interrotta dalla madre, che cominciò a parlarle. Il suo tono era quasi rassegnato. Dunque, nemmeno lei la voleva incoraggiare? "Vedi, figliola, io ho vissuto, molto. La vita ti insegna tante cose, una di queste è che, prima o poi, il fato vincerà sulla tua volontà. Io ho cercato di ribellarmi, Compiuta, e questo che vedi davanti a te è quel che è rimasto della vecchia ragazza che credeva nei suoi ideali. Per noi donne è ancora peggio.
Non so per quale ragione, ma Dio ha voluto mettere Adamo sopra alla donna. E noi non ci possiamo ribellare. Vedi, quello che ti sto dicendo è che puoi pure lottare, ma ne risulterai sopraffatta e inevitabilmente sconfitta. Forse verranno donne che porteranno la parità tra Adamo ed Eva, ma quelle non siamo noi. Il fato non cambia. E non puoi costringerlo a cambiare". La ragazza ancora giovane rabbrividì, e sentì il suo corpo fondersi al marmo del muro, alto sulle loro teste. "Vivi la tua vita come gli eventi te la presentano, brucia dai tuoi ricordi quello che non hai potuto fare, rassegnati. Io ho imparato questo". Una goccia di sudore scese lungo la schiena di Compiuta. Tristezza e rassegnazione, figlia mia. Era questo quello che voleva dirle sua madre?
Reagì: "Madre, credi davvero a quello che dici? Il mio orco è già venuto a reclamarmi, e tu mi consegni a lui? Vuoi farmi svanire nell'ombra di cui lui stesso si nutre?". "E'... E' già venuto?"."Si, madre, lui mi vuole, e secondo quel che mi dici, io devo essere sua. Se hai lottato e poi hai imparato, ti prego, almeno lasciami lottare!". Soltanto dopo aver pronunciato quelle parole piene di sdegno si allontanò. Era la sua seconda reazione, non aveva intenzione di abbandonare le sue idee proprio in quel momento di forza.

mercoledì 24 dicembre 2008

Compiuta Donzella - VI

Soltanto la mattina successiva, mentre suo marito si era recato in un'altra città per affari, si ricordò della sua giovinezza, e, incrociando la figlia, cercò di utilizzare tutta la sensibilità che le era rimasta per cominciare un discorso nel miglior modo possibile: "Come va oggi? Tutto bene?". Si accorse con frustrazione di essere sensibile quanto una pianta di mele troppo vecchia per dare frutto. Ad atterrirla ancora di più arrivò lo sguardo della figlia. Aveva sempre avuto dei lineamenti dolci, puri, che stonavano pesantemente con il suo umore, negli ultimi tempi. I suoi occhi erano lucidi, e il suo sguardo pieno di tristezza si infranse contro il muro di austerità della madre. Quest'ultima si sentì paralizzata. "Ti devo parlare" disse alla figlia, senza un minimo di incoraggiamento. "Andiamo in giardino" rispose quella, e sua madre di accorse che tratteneva a stento le lacrime.
Era da un pezzo che non andava in giardino. Sempre troppo occupata a badare alla casa. Il mondo di cambiamenti, là fuori, la spaventava, come sembrava spaventare la figlia. Il padre, invece, ne approfittava per fare affari ancora più lucrosi. 'Che uomo superficiale ho sposato' pensò, ma poi si rese conto che anche lei era così, o almeno dimostrava di esserlo. Anzi, forse era stato lui a farla diventare così, l'aveva quasi costretta una seconda volta, per diventare come lui. Erano così distanti dalla figlia, spensierata, allegra, felice, orgogliosa di essere viva. Soltanto ultimamente era così morta, soffocata, chiusa, pallida.

martedì 23 dicembre 2008

Compiuta Donzella - V

Lei sentì la montagna di nuvole crollarle addosso, ferendola con grandine e sferzate di vento. Mille aghi le si conficcarono in gola. No, le sembrava impossibile che suo padre fosse così simile a Gesù nella scena biblica dell'ultima cena, con il vino e il pane, ma anche con quel viso distorto dalla rabbia e dalla sorpresa che, notava, non voleva far trasparire. L'unica cosa che riuscì a fare fu scappare, maledicendo suo padre, che l'aveva messa in errore,
tenendola spesso con un dolore al cuore,
donandola come uno straccio a un signore.

La donna che sedeva all'estremità del tavolo rimase impassibile, nonostante sentisse lo sguardo del marito esaminarla. Finì il suo pasto, e si diresse nelle sue stanze.

lunedì 22 dicembre 2008

Compiuta Donzella - IV

Intanto, quella ragazza di quel secolo in quel preciso istante, nel suo palazzo e in quel preciso luogo, si rese conto di aver fatto il grande passo. La reazione fu esattamente quella che si aspettava, ma stranamente non potè stare attenta all'ira di suo padre. Tutto quello che i suoi occhi poterono cogliere furono le briciole di pane mischiato a vino che schizzarono fuori dalla bocca di suo padre. La bocca si muoveva di strane contrazioni. Strano che una bocca così mostruosa potesse emettere parole tanto alte da essere utilizzate nelle migliori poesie di quel periodo. "Io sono il tuo Dio!": capì soltanto queste parole. Rientrò nel mondo reale con immenso sforzo, tanto che ebbe soltanto la forza di dire un semplice quanto ingenuo: "Cosa?". "Ho detto che finchè tu sarai qui in casa mia, tu sarai in mio potere! IO sono il tuo Dio!".
Provò immenso ribrezzo alle sue stesse parole. Come aveva potuto peccare così, davanti a sua moglie e a sua figlia, davanti al suo cibo, frutto dell'immenso sforzo nel mandare avanti una famiglia? Era davvero così difficile essere padre?
"E' davvero così difficile capire quello che stai facendo? Come credi che mi senta, ora che tu decidi del mio futuro?"
Lui sentì un pugnale entrargli nella schiena. La lama lo squarciò, sentì il sangue denso scorrergli sulla pelle vecchia e pallida. No, non poteva darsi per vinto. E' per il suo bene, si ripetè, è per il suo bene. Una delle lezioni che la vita gli aveva insegnato era di non demordere mai, di andare sempre sino in fondo. Era convinto dei puoi princìpi, lei era ancora così pura, così inesperta... Decise che lei non avrebbe mai potuto capire tutto l'amore che le veniva riversato. Sempre così immersa in quelle sue poesie da non guardare il mondo reale attorno a lei. Raccolse tutte le sue forze, ma non poté fare a meno di notare un lieve tremolio nella propria voce: "Ho deciso. Lo sposerai tra tre mesi, quanto tutto sarà pronto, per l'evento. E tu ti sarai finalmente convinta."

domenica 21 dicembre 2008

Compiuta Donzella - III

"Allora, hai scelto cosa fare? Hai sentito di quella Gertrude, figlia di De Leyva? Anche lei ha dovuto cedere al padre! Dio sa che le scelte dei genitori sul futuro dei figli sono sempre dettate dal buonsenso!". Lei rabbrividì: "Ti prego, non nominare Dio". "Su, su, sai che è per il tuo bene. Come puoi pretendere di mandare avanti il buon nome e di tenere alta la reputazione della tua famiglia in un convento? Se ti stai preoccupando per la tua dote, sappi che non c'è nessun problema!". "Magari ce ne fossero. Ma voi avete preparato così bene il mio futuro!". "Cosa intendi dire? Forse non sei d'accordo con il mio volere?". "Credo che tu abbia capito".
Sua madre, in fondo alla tavola nella loro sala da pranzo, rabbrividì. Sapeva fin troppo bene quello che stava per accadere. Il padre di Compiuta diventò paonazo. I suoi finti modi gentili svanirono tutto d'un tratto, il pane davanti a lui e il vino nel bicchiere sobbalzarono quando il suo pugno si schiantò sul tavolo. Nessuna incredulità, nessuna sopresa, nessuno smarrimento a quella risposta tanto breve quanto sufficiente ad ucciderlo mentre era circondato dalle sue convinzioni. Nel momento che passò tra quel gesto di violenza e l'istante in cui cominciò a parlare, cercò di convincersi di fare del bene nel suo ruolo di padre e marito.